Le organizzazioni non sono mai state così preparate di fronte ai ransomware, secondo il Rapporto Ransomware 2027 di Hornetsecurity by Proofpoint. Eppure, quasi la metà (45%) dei responsabili IT intervistati non ha fiducia nelle strategie di protezione della propria organizzazione. Pubblicato in pieno periodo di forte attività criminale informatica in Francia, questo documento, il sesto della serie annuale dell’azienda, si basa su un’indagine condotta su 400 esperti IT e cybersecurity.
Il rapporto segnala una diminuzione del numero di incidenti. La proporzione di organizzazioni che dichiarano di aver subito un attacco da ransomware, un malware che blocca l’accesso ai dati per ottenere un riscatto, è scesa a circa il 18%, contro il 24% dell’edizione precedente. Questo livello torna a un valore vicino al 18,6% registrato in precedenza.
Le misure di base si stanno generalizzando. Secondo lo studio, l’84% delle organizzazioni dispone di un piano di ripristino delle attività, contro l’82% del rapporto precedente, e il 91% protegge i propri backup dai ransomware. Solo circa il 3% degli intervistati la cui organizzazione ha subito un attacco dichiara che è stato pagato un riscatto per recuperare i propri dati, una proporzione che il rapporto collega all’importanza di opzioni di ripristino affidabili.
Il phishing rimane la principale porta d’ingresso
Il phishing, o truffa via email, rimane il vettore d’attacco più citato. Tra i rispondenti la cui organizzazione è stata attaccata, il 52% cita l’email o il phishing come punto d’ingresso, contro il 46% del rapporto precedente. I terminali compromessi arrivano al secondo posto con il 27%, una cifra quasi stabile, mentre il 7% menziona lo sfruttamento delle vulnerabilità.
Di fronte a questa predominanza, le aziende rafforzano la formazione dei propri team. Così, l’84% dei rispondenti indica che la propria azienda offre corsi di sensibilizzazione alla sicurezza, ovvero 10 punti in più rispetto al 74% del rapporto precedente, una delle progressioni più marcate dell’indagine.
L’IA generativa, una nuova sfida
Il rapporto si interessa anche all’IA generativa, capace di produrre testi, immagini o voci. Secondo l’indagine, l’84% dei rispondenti ritiene che essa abbia aumentato le preoccupazioni della propria organizzazione riguardo agli attacchi informatici e ai ransomware. Allo stesso tempo, solo il 9% pensa che i propri collaboratori sarebbero in grado di riconoscere in modo affidabile un tentativo di phishing o di furto d’identità generato dall’IA. Il rapporto sottolinea il divario significativo tra questa consapevolezza dei rischi e la fiducia accordata alla capacità di rilevamento dei team.
Daniel Hofmann, CEO di Hornetsecurity by Proofpoint, ritiene che «le aziende abbiano sensibilmente rafforzato le proprie difese contro i ransomware», pur giudicando che ciò «rappresenta un primo passo importante». Mette in guardia sulla rapidità con cui gli aggressori adattano i propri metodi: «Usano l’IA per rendere i propri tentativi di inganno più convincenti, combinano l’email con altri strumenti di comunicazione in attacchi multicanale, o impiegano nuove tecniche di offuscamento per aggirare i meccanismi di sicurezza». Per lui, «raggiungere un certo livello di sicurezza una sola volta non basta».
Il rapporto conclude, secondo i suoi autori, che la sicurezza delle email, la sensibilizzazione dei collaboratori, la protezione delle identità e dei terminali, nonché il backup e il ripristino devono funzionare insieme. Queste misure possono aiutare le organizzazioni a prevenire e rilevare gli attacchi, a reagire rapidamente in caso di incidente e a ripristinare le proprie operazioni in modo affidabile. Lo studio è stato realizzato nel luglio e agosto 2026.
