Claudie Haigneré, prima donna europea ad essere andata nello spazio ed ex ministra delegata alla Ricerca e alle Nuove Tecnologie, espone al JDN la sua visione per riconciliare i cittadini con le nuove tecnologie. Secondo lei, la diffidenza verso l’innovazione non è nuova, anche se il contesto è cambiato.
Una diffidenza antica
Claudie Haigneré afferma di osservare da 25 anni una diffidenza continua verso molte innovazioni. Ministra delegata alla Ricerca e alle Nuove Tecnologie dal 2002 al 2004, ha dovuto affrontare manifestazioni contro qualsiasi OGM. Nel 2009, come amministratrice provvisoria di Universcience, le nanotecnologie suscitavano un acceso dibattito. Oggi, i grandi bacini di stoccaggio o le pale eoliche rimangono oggetto di forti critiche.
Riconosce tuttavia che l’entusiasmo era più marcato nel XX secolo. Proveniente dalla generazione Apollo, che ha visto i primi passi dell’uomo sulla Luna, ricorda un’epoca in cui ogni progresso tecnologico era considerato un progresso per l’uomo e la società. Nel XXI secolo, «bisogna constatare che non è più così». Questa uscita dalla fiducia assoluta produce, secondo lei, effetti positivi: norme e imperativi etici sono stati integrati nello sviluppo delle nuove tecnologie, e sono indispensabili per il bene comune.
Benefici troppo poco valorizzati
Per l’ex ministra, i discorsi correnti insistono maggiormente sui rischi delle nuove tecnologie, come l’IA, che sui loro benefici, mentre dovrebbero valorizzare ciò che esse apportano al bene comune. Prende l’esempio dei satelliti di osservazione della Terra e dei satelliti meteorologici. Essi permettono di comprendere il cambiamento climatico così come le evoluzioni dell’atmosfera o della litosfera, e di prevenirne gli effetti negativi.
Grazie a questi satelliti, l’uomo può prevedere i mezzi da dispiegare per attenuare gli effetti di un tornado, di un’inondazione o di un’eruzione vulcanica. L’IA integrata in questi satelliti permetterà, secondo lei, di affinare questa anticipazione, il che dimostra per lei che serve il bene comune, contrariamente a quanto affermano i suoi detrattori.
Una vigilanza illuminata piuttosto che una fiducia cieca
Claudie Haigneré preferisce parlare di vigilanza illuminata piuttosto che di fiducia, che può essere cieca. Secondo lei, la curiosità, la conoscenza e l’esperienza permettono di sapere quando la vigilanza è necessaria e quando è possibile fidarsi di una tecnologia.
Di fronte all’IA, questo esercizio non è facile. L’IA parla il nostro linguaggio, e i suoi ragionamenti appaiono sempre coerenti. Si batte quindi per intensificare la diffusione di una cultura scientifica, attraverso i media, i centri scientifici e la scuola, per affinare lo spirito critico fin dalla più giovane età, di fronte ai benefici e ai danni delle nuove tecnologie.
