La startup Cowboy Space vuole dispiegare in orbita bassa una megacostellazione di 20.000 « satelliti-centri dati », alimentati a energia solare, per far girare calcoli di intelligenza artificiale. Per riuscirci, ha progettato il proprio razzo, il cui volo inaugurale è previsto per dicembre 2028.
Le megacostellazioni di satelliti proliferano in orbita bassa dalla metà degli anni 2010. Starlink gestisce già 10.000 satelliti e vuole superare i 100.000, mentre Amazon ha lanciato la propria costellazione per competere con il servizio di Musk. Cowboy Space, invece, non punta alla connessione Internet ma al calcolo. Fondata nel 2024 in California da Baiju Bhatt, cofondatore di Robinhood, l’applicazione mobile di intermediazione azionaria, l’azienda cerca di far girare i calcoli di IA che le infrastrutture terrestri non riescono più a garantire.
Un razzo tutto-in-uno
Il 26 ottobre, durante un evento a Palo Alto chiamato « Big Sky Rising », Baiju Bhatt ha svelato il lanciatore che trasporterà questi satelliti. Big Iron è alto 86 metri. « Ai nostri occhi, questo rappresenta una rottura totalmente inedita nella progettazione dei razzi moderni », ha affermato. L’originalità sta nel secondo stadio: non trasporta alcun satellite, è esso stesso il satellite.
Una volta in orbita, questo stadio dispiega i suoi pannelli solari, che gli danno una lunghezza totale di 132 metri. Il suo carter, la carenatura che protegge il satellite durante l’attraversamento dell’atmosfera, si dispiega anch’esso e funge da radiatore per evacuare nel vuoto il calore prodotto da cinque rack di GPU, i processori grafici. Insieme, questi rack forniscono circa 1 megawatt di potenza di calcolo. Secondo l’azienda, l’assenza di atmosfera permette al calore di dissiparsi direttamente per irraggiamento infrarosso. « Integrando direttamente un centro dati da un megawatt nel secondo stadio del nostro lanciatore, eliminiamo la massa superflua e dedichiamo il minor chilogrammo possibile al calcolo IA ad alte prestazioni », afferma l’azienda sul suo sito ufficiale.
Ogni satellite pesa circa 15 tonnellate prima del lancio, ovvero più o meno la massa di un modulo della Stazione Spaziale Internazionale. A titolo di confronto, un satellite Starlink V3 di ultima generazione pesa circa 1,25 tonnellate. Il primo stadio di Big Iron, invece, è riutilizzabile: deve ridiscendere e atterrare su una nave in mare, alla maniera dei booster del Falcon 9 di SpaceX. Il lanciatore è propulso da motori Clydesdale, progettati dall’azienda, nove nel primo stadio e uno nel secondo, che funzionano a metano liquido e ossigeno liquido.
Un calendario e un volume di lanci considerevoli
Il dispiegamento di Stampede presuppone 20.000 lanci, dato che un razzo può trasportare solo un satellite alla volta. Questo numero sarebbe probabilmente sottostimato, perché sarà necessario lanciarne diverse migliaia in più ogni anno per compensare le perdite, dato che i satelliti in orbita bassa hanno una durata di vita limitata. Per mantenere la costellazione, il ritmo raggiungerebbe diversi lanci al giorno, il che equivarrebbe a moltiplicare per dieci, come minimo, il ritmo annuale di SpaceX, che detiene il record mondiale con circa 134 lanci nel 2024.
Cowboy Space ha raccolto 275 milioni di dollari, ma il programma nel suo complesso si conterebbe in miliardi: diverse basi di lancio, stimate a un miliardo di dollari ciascuna da Baiju Bhatt, il motore Clydesdale, ancora in fase di test, l’industrializzazione di Big Iron e la produzione in serie dei satelliti. Bhatt riconosce le difficoltà. « Dovrà andare tutto liscio, non c’è alcuna garanzia », ha dichiarato. « So bene che è ambizioso. Ma se non lo fosse, non sarei un imprenditore. » Il calcolo della massa totale dà 20.000 satelliti da 15 tonnellate, cioè 300.000 tonnellate di materiale da inviare in orbita, 23 volte la massa di tutto ciò che orbita attorno alla Terra, stimata in circa 13.000 tonnellate.
