La Corte dei conti invita lo Stato a ridurre la propria dipendenza dall’editore americano Microsoft. In un rapporto pubblicato il 22 ottobre 2026, stima che la migrazione verso soluzioni libere potrebbe generare diverse decine di milioni di euro di risparmi all’anno, mentre le spese dello Stato per gli strumenti di produttività e collaborazione hanno raggiunto circa 100 milioni di euro nel 2025.
La Corte invita i ministeri ad accelerare la loro migrazione verso software liberi, il cui codice può essere consultato, utilizzato e modificato da tutti. L’obiettivo è avviare il movimento già nel 2027 e condurre la transizione in tre o quattro anni, il che potrebbe portare a una uscita graduale di Microsoft entro il 2031.
Il tema non è nuovo, ma la Corte intende questa volta accelerare il movimento. Dei circa 100 milioni di euro spesi nel 2025, 61 milioni riguardano le licenze software, e Microsoft ne cattura quasi l’80%. Secondo i dati citati nel rapporto, la fattura è aumentata del 50% in cinque anni. Per i magistrati finanziari, continuare ad acquistare licenze Microsoft, anche se ospitate in un cloud di fiducia, non basta a ridurre la dipendenza tecnologica.
Risparmi che restano da concretizzare
L’argomento finanziario pesa nelle raccomandazioni. La Corte stima che una generalizzazione delle suite per ufficio libere installate sulle postazioni di lavoro potrebbe liberare tra i 30 e i 65 milioni di euro di risparmi all’anno. In uno scenario basato sul cloud, il divario sarebbe maggiore: circa 100 euro per postazione all’anno per una suite libera ospitata in un ambiente SecNumCloud, contro 250 euro per Microsoft 365.
Queste stime danno un ordine di grandezza, ma non costituiscono risparmi garantiti. Bisognerà finanziare la migrazione, adattare alcune applicazioni e accompagnare i dipendenti nel cambiamento. I ministeri dovranno anche gestire i documenti esistenti e gli strumenti di business che si basano su funzionalità proprie dell’ambiente Microsoft. Il costo medio annuo degli strumenti per ufficio varia fortemente da un ministero all’altro, il che riflette differenze di perimetro, dotazione e utilizzo. Prima di fissare obiettivi comuni, lo Stato dovrà quindi disporre di una visione più precisa dei suoi parchi e dei suoi contratti.
Ospitare Microsoft in Francia non basta
Diverse amministrazioni valutano di conservare i software Microsoft pur ospitandoli in un cloud che risponda ai requisiti francesi di sicurezza. È in particolare la logica del progetto Bleu, portato avanti da Orange e Capgemini. Per la Corte, questo approccio non risolve tutto: anche se ospitate in Francia, le soluzioni restano legate a un editore americano soggetto al diritto degli Stati Uniti. Il ricorso a un cloud di fiducia può apportare garanzie importanti, senza tuttavia eliminare la dipendenza dall’editore né le questioni legali legate all’accesso ai dati.
Lo Stato dispone già di una base con La Suite numérique, l’insieme di strumenti collaborativi sviluppato su impulso della Direzione interministeriale del digitale (Dinum). Applicazioni come Tchap e Visio sono già utilizzate nelle amministrazioni. Il dispositivo non copre tuttavia ancora tutti i bisogni di una suite per ufficio completa: l’elaborazione di testi, i fogli di calcolo, lo scambio di documenti e l’integrazione con le applicazioni di business restano da consolidare. La Corte segnala anche i limiti dell’attuale modello di sviluppo, che si appoggia in particolare su sviluppatori indipendenti, e raccomanda di fare maggiormente ricorso ad aziende specializzate nel software libero, capaci di assicurare lo sviluppo, il supporto e la manutenzione nel lungo periodo.
Un cantiere che va oltre le sole direzioni informatiche
La Corte chiede che la migrazione sia preparata già nel 2027, nell’ambito di un piano di tre o quattro anni al massimo. Questo calendario resta da tradurre in decisioni operative, poiché contratti, vincoli tecnici e usi non sono identici da un ministero all’altro. Il governo prevede inoltre di rafforzare la governance del digitale dello Stato, con la creazione annunciata di Ariane al 1° gennaio 2027, destinata a prendere il posto della Dinum.
Le direzioni informatiche dovranno arbitrare tra i risparmi attesi, i costi di transizione, le esigenze di sicurezza e i bisogni degli utenti. Alcuni utilizzi potranno passare rapidamente verso soluzioni libere, altri richiederanno più tempo, in particolare quando applicazioni di business o macro, quei piccoli programmi che automatizzano compiti in un documento, dipendono strettamente da Microsoft.
