I titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale (IA) sono crollati per la seconda giornata consecutiva, venerdì 30 ottobre 2026. Gli investitori si interrogano sulla redditività futura delle centinaia di miliardi di dollari investiti in questa tecnologia. L’S&P 500 è sceso del 2,3% e il Nasdaq Composite del 3,5%.
- I titoli legati all’intelligenza artificiale crollano per il secondo giorno consecutivo, con Intel, Alphabet e Nvidia in forte calo.
- Gli investitori dubitano che i miliardi investiti nell’IA genereranno profitti sufficienti.
- Il FMI avverte che il debito dei giganti tecnologici per i data center minaccia l’economia globale.
- Anche le criptovalute e i mercati asiatici soffrono, dopo l’hacking di Binance e il crollo dello STAR50 cinese.
Intel è crollata del 30,7%, sfiorando la sua peggior giornata dalla fondazione nel 1972. Il produttore di chip ha pubblicato previsioni di utili per l’ultimo trimestre dell’anno inferiori alle attese degli analisti, dopo aver annunciato per il trimestre precedente un utile superiore alle previsioni. Il suo CEO, Lip-Bu Tan, ha dichiarato che il settore dei personal computer continua a subire pressioni. Nvidia, produttore di chip diventato il simbolo dell’entusiasmo per l’IA, è scesa del 4,9%, un caldo che la fonte presenta come il principale fattore del calo dell’S&P 500, più ancora di Intel.
Il giorno prima, il titolo Alphabet era crollato di oltre il 12%, registrando la sua peggior giornata di sempre. Il gruppo, che possiede Google e YouTube, ha annunciato di aver speso più liquidità durante l’estate che in primavera, citando investimenti colossali simili nell’IA. Amazon è sceso dell’1,9%, dopo un utile estivo inferiore alle previsioni. Secondo la fonte, l’azienda ha consumato 42,4 miliardi di dollari di liquidità negli ultimi 12 mesi, secondo un indicatore chiamato ‘flusso di cassa libero’, e ha speso 94,8 miliardi di dollari in immobilizzazioni materiali, principalmente nelle tecnologie di IA.
Una preoccupazione più ampia
Queste paure si uniscono agli avvertimenti del Fondo monetario internazionale (FMI), secondo cui l’indebitamento massiccio dei giganti della tecnologia per finanziare i loro data center dedicati all’IA pone gravi rischi per l’economia globale. Secondo l’istituzione, se gli hyperscaler, questi grandi operatori di data center, generano grandi profitti, i loro flussi di cassa liberi si stanno rapidamente sciogliendo. Il loro debito cumulato supera i 1.300 miliardi di dollari e i loro impegni fuori bilancio si avvicinano ai 3.000 miliardi.
Gli investitori si chiedono ora se queste centinaia di miliardi genereranno profitti e produttività sufficienti affinché l’investimento ne valga la pena. Joe Tigay, gestore di portafoglio di Equity Armor Investments, ha stimato in una nota agli investitori che il settore ‘sta passando dalla fase delle speranze e dei sogni’ a quella in cui deve ‘dimostrare i risultati’. Il mercato azionario statunitense si trova ora solo al 3,4% dal suo massimo storico, ma è diventato sempre più instabile, a pochi giorni dalle elezioni di medio termine, previste per martedì 3 novembre negli Stati Uniti.
Criptovalute e obbligazioni
Sul mercato delle criptovalute, i prezzi sono crollati dopo l’hacking di Binance, presentata come la più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo. Il bitcoin è sceso sotto la soglia dei 77.000 dollari, dopo aver superato gli 86.000 dollari all’inizio di ottobre. Un’azienda statunitense specializzata nell’analisi delle blockchain stima che un’entità nordcoreana sia probabilmente all’origine dell’attacco, che ha causato la perdita di oltre 6 miliardi di dollari in criptovalute. Coinbase Global è crollata del 13,6%, nonostante risultati trimestrali superiori alle previsioni, mentre Strategy, che afferma di detenere circa il 4% dell’offerta totale di bitcoin, è scesa dell’8,3%.
Sul mercato obbligazionario, il tasso dei buoni del Tesoro a 10 anni è sceso al 4,93%, contro il 4,98% di giovedì 29 ottobre sera. Al contrario, il barile di Brent è salito del 2,4%, attestandosi a 113,43 dollari. In Asia, il Kospi sudcoreano ha perso il 3,5%, mentre il Nikkei 225 è sceso del 2,1% dopo che la Banca del Giappone ha deciso di mantenere invariati i tassi. Nel frattempo, l’indice STAR50, che riunisce i leader dell’IA e dei semiconduttori nella Cina continentale, ha perso il 40% in meno di quattro mesi, ovvero circa 480 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Per un gestore di fondi con sede a Pechino, questo crollo è il risultato di una corsa speculativa sfrenata.
Resta da vedere se queste scosse preannunciano un crollo di portata storica. Secondo un analista di MacroStrategy Partnership, la bolla dell’IA sarebbe 17 volte più grande di quella di Internet all’inizio degli anni 2000, e quattro volte più grande di quella dei subprime. Altri, tuttavia, la vedono più come una trasformazione che come una bolla.
