Meta lancia Muse Code, un agente di codice destinato ai professionisti, proposto con abbonamento mensile da 5 a 200 dollari. Secondo il test effettuato, eguaglia Claude Code nella caccia ai bug, ma la sua resa visiva rimane in secondo piano.
- Meta lancia Muse Code, un agente di codice per professionisti, con abbonamenti da 5 a 200 dollari al mese.
- Nella caccia ai bug, lo strumento eguaglia Claude Code e termina il test in tempi leggermente inferiori.
- Nei test di landing page e video, i risultati visivi restano deludenti rispetto a Gemini 4.
- Mancano IDE, applicazioni desktop e agenti nel cloud, e il costo reale resta difficile da stimare.
Dopo i primi successi di Llama, Meta non era mai tornata in prima linea nell’IA generativa. Con l’annuncio di Muse Code in agosto, e poi quello di Muse Wonder Full e Muse Wonder, presentati come nuovi modelli di frontiera (i più avanzati del momento) in ottobre, l’azienda mostra sulla carta capacità giudicate credibili per i professionisti.
Funzionalità vicine al mercato, un prezzo attraente
Muse Code propone le funzioni attese da un agente di codice: goal, modalità plan, sotto-agenti e modalità headless, che permette di pilotarlo tramite script o altri agenti. Integra anche MCP, gli hooks, le skills, AGENTS.md e il computer use. Si distingue sui sotto-agenti, lanciati in numero maggiore di default e che rimangono attivi da un passaggio all’altro. D’altra parte, non esistono né estensioni per l’ambiente di sviluppo (IDE), né applicazioni desktop o mobile, né agenti nel cloud.
Il principale vantaggio dello strumento risiede nei suoi prezzi. Gli abbonamenti mensili si declinano in quattro livelli: 5, 15, 50 e 200 dollari. Muse Wonder Full, qualificato come « modello più potente per il codice e il ragionamento », non è incluso nelle offerte a 5 e 15 dollari. Sul lato API, fatturata al token (unità di testo letta e prodotta dal modello), l’offerta comprende solo Muse Wonder, a 4 dollari per milione di token in ingresso, 0,20 dollari in lettura della cache e 20 dollari in uscita.
Landing page e video: risultati deludenti
Per il primo test, una landing page futuristica per un neo-cloud fittizio che commercializza datacenter in orbita bassa, l’agente ha spesso bloccato operazioni poco sensibili, obbligando a convalidare le modifiche manualmente. Il risultato visivo è giudicato datato: i satelliti ruotano troppo velocemente, i continenti sono rappresentati da palline poco credibili, e solo i testi rimangono coerenti. Su questo stesso esercizio, Gemini 4 di Google « rimane largamente davanti ».
Il video promozionale di dieci secondi, realizzato con Remotion, non ha convinto neanche. Assomiglia, secondo il test, a un diaporama leggermente animato, con slide che scorrono troppo velocemente per essere lette. La sua estetica è giudicata basilare rispetto alle produzioni di GPT-6, Claude Opus 5.5 o Gemini 4.
Una caccia ai bug più favorevole
L’ultimo test, ispirato al metodo di Paweł Huryn, product manager polacco, consisteva nel correggere cinque bug inseriti in python-slugify, una libreria Python di circa 200 righe. Muse Wonder Full e Claude Code con Claude Opus 5.5 hanno ricevuto la stessa copia, senza storico Git né accesso a Internet. I due strumenti hanno corretto cinque bug senza rompere i test, in 18,8 minuti per Muse Code contro 19,1 minuti per Claude Code. Muse Code ha consumato 5,54 milioni di token in ingresso, contro 4,96 milioni, ma ha prodotto 65.000 token in uscita, contro 163.000 per Claude Code. Ha anche individuato un difetto che i tester non avevano introdotto.
Secondo il test, Muse Code non dispone ancora della versatilità di Claude Code, Codex o Antigravity, e manca di senso comune e di capacità solide in UI/UX. Secondo Artificial Analysis, Muse Code rimane dietro a Gemini 4 con Antigravity nei benchmark (test standardizzati di performance). A causa della mancanza di fatturazione al token per Muse Wonder Full, il costo reale dello strumento rimane impossibile da stimare.
