In Corea del Sud, la giustizia chiede una multa contro le sentenze false generate dall’IA

In Corea del Sud, la giustizia chiede una multa contro le sentenze false generate dall’IA
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Il 2 novembre 2026, l’amministrazione nazionale dei tribunali della Corea del Sud (법원행정처), organo di gestione collegato alla Corte suprema, ha pubblicato i risultati di un’indagine sui riferimenti errati prodotti dall’IA negli atti giudiziari. Condotta dal 6 al 16 ottobre tra i giudici di tutte le giurisdizioni, ha raccolto 360 risposte, e circa l’80% dei magistrati rispondenti incaricati di cause civili, familiari e amministrative dichiara di aver già visto citazioni di decisioni false o inesistenti. L’istituzione ritiene necessario modificare il codice di procedura civile e il codice di procedura penale per creare una base legale, in particolare per una multa.

Da sentenze introvabili a falsi giudizi

Tra i giudici che hanno risposto alla domanda sui tipi di errore, 196 (80,7%) hanno visto citare una decisione che non esiste, 159 (65,4%) una decisione falsificata, 41 (16,9%) un testo di legge falso o inesistente e 10 (4,1%) un articolo o un’opera dottrinale falsa o inesistente. Lo stesso giudice poteva spuntare più caselle. Il documento non specifica né il numero di magistrati interpellati né il tasso di risposta.

Gli esempi citati dall’amministrazione vanno oltre il semplice riferimento mal copiato. Parti hanno depositato falsi giudizi generati dall’IA, riprendendo la formattazione delle sentenze della Corte suprema. Altri hanno avanzato un ragionamento sconosciuto ai giudici, accompagnato da un numero di causa della Corte suprema che nessuna ricerca riusciva a trovare. In alcuni casi, erano presenti tali e quali frammenti della conversazione con l’IA o note di strategia legale.

Quest’ultimo caso è documentato in Francia: in un’ordinanza del 9 dicembre 2025, il tribunale amministrativo di Grenoble si è pronunciato su una richiesta in cui lo scambio con il chatbot era rimasto nel testo depositato.

Sia i cittadini che gli avvocati coinvolti

Sull’origine dei falsi riferimenti, 164 rispondenti (69,5%) hanno indicato le parti che agiscono autonomamente, e 136 (57,6%) gli avvocati, che rappresentano una parte o assicurano la difesa nel penale. Il comunicato insiste su questo secondo dato: i riferimenti inventati compaiono in gran numero anche negli atti degli avvocati.

Due casi stranieri sono citati come riferimento. Il 22 giugno 2023, a New York, il giudice federale P. Kevin Castel ha inflitto nel caso Mata v. Avianca una penalità di 5.000 dollari, in solido, a due avvocati e al loro studio. Il 6 giugno 2025, la Divisional Court della High Court d’Inghilterra e Galles ha emesso la sentenza Ayinde, che ricorda la gamma di possibili risposte, dall’ammonizione pubblica alla trasmissione alla polizia. Nel fascicolo Al-Haroun, allegato al precedente, 18 dei 45 riferimenti presentati non esistevano.

Una base legale da creare, misure allo studio

A questo stadio, il comunicato non fissa né l’importo, né il calendario, né l’autorità competente per pronunciare la sanzione. Il termine utilizzato, 과태료, designa nel diritto coreano una sanzione pecuniaria non penale. Sulle misure, 91,7% dei rispondenti ritiene necessaria una risposta istituzionale. Tra le piste proposte, il 61,4% opta per una base legale per la multa, il 61,1% per un obbligo di verificare le decisioni citate, il 60,6% per un obbligo di dichiarare l’uso dell’IA e il 55,4% per sanzioni, come il deferimento disciplinare degli avvocati in caso di false citazioni ripetute.

La base AI Hallucination Cases, gestita dal ricercatore Damien Charlotin, elenca al 31 ottobre 2026 2.246 decisioni giudiziarie nel mondo, di cui 1.517 negli Stati Uniti, 14 in Francia e 8 in Corea del Sud. Indica essa stessa di non coprire l’insieme delle false citazioni depositate davanti ai tribunali. Le 14 decisioni francesi di questa base sono tutte datate dicembre 2025 o successivamente.