L’IA fa « parlare » i morti a partire dai loro dati

L’IA fa « parlare » i morti a partire dai loro dati

Con i progressi dell’intelligenza artificiale, una domanda assume una nuova dimensione: che fine fanno le nostre foto, i nostri messaggi e la nostra voce dopo la morte? Negli Stati Uniti, un video che ricrea un uomo deceduto ha portato la giustizia ad annullare una condanna a una pena detentiva.

Il caso si svolge in Arizona. Nel novembre 2021, Christopher Pelkey, 37 anni, viene ucciso a colpi di arma da fuoco durante un alterco stradale. Un uomo viene riconosciuto colpevole di omicidio colposo, secondo la legge statunitense. Nel maggio 2025, durante l’udienza per determinare la pena, la famiglia della vittima presenta un video insolito, in cui Christopher Pelkey appare sullo schermo e si rivolge direttamente al tribunale. «Sono una versione di Chris Pelkey ricreata grazie a un’intelligenza artificiale che utilizza la mia foto e le caratteristiche della mia voce», dichiara l’uomo sullo schermo.

Ovviamente non ha mai pronunciato quelle parole. Sua sorella ha partecipato alla creazione di questo avatar digitale, a partire da immagini e registrazioni del fratello, e ha redatto il testo. L’obiettivo era mostrare al tribunale quale uomo fosse Christopher Pelkey. Il video va oltre, poiché l’avatar si rivolge direttamente a chi gli ha sparato: «In un’altra vita, probabilmente avremmo potuto essere amici. Credo nel perdono e in un Dio che perdona». Queste parole, immaginate dopo la sua morte, danno l’impressione che la vittima perdoni il suo aggressore.

Una pena annullata in appello

Il giudice incaricato di determinare la pena si è mostrato sensibile a questa iniziativa. Ha affermato di aver trovato il video autentico e ha sottolineato il perdono espresso. Gabriel H. è stato condannato a dieci anni e mezzo di prigione. Il caso ha tuttavia avuto una svolta il 30 settembre 2026, quando la corte d’appello dell’Arizona ha annullato questa condanna.

Secondo la corte, il giudice di primo grado si è basato su un video generato da IA che non poteva essere considerato un’espressione affidabile dei pensieri della vittima. Le parole attribuite a Christopher Pelkey sono state redatte da un’altra persona, e la loro presentazione con le sembianze del defunto ha compromesso l’equità della procedura. La dichiarazione di colpevolezza di Gabriel H. è mantenuta, ma una nuova udienza dovrà determinare la sua pena. La decisione pone una difficoltà maggiore: quando un’intelligenza artificiale riproduce fedelmente il volto e la voce di una persona scomparsa, come distinguere le sue vere convinzioni dalle parole che altri le attribuiscono?

Risposte legali varie

In Cina, la Corte Popolare Suprema ha pubblicato nel settembre 2026 delle linee guida riguardanti le controversie legate all’intelligenza artificiale, che affrontano tra l’altro le riproduzioni digitali di persone decedute. I familiari possono chiedere un risarcimento quando la creazione o l’uso non autorizzato di un avatar lede il nome, l’immagine o la reputazione del defunto. Non si tratta di un divieto generale delle resurrezioni digitali, ma di una regolamentazione dei loro usi.

In Danimarca, un progetto di legge depositato nell’ottobre 2026 prevede di proteggere le persone dalla diffusione pubblica di imitazioni digitali realistiche del loro aspetto, della loro voce o dei loro movimenti, senza il loro consenso.

In Francia, i cittadini sembrano reticenti. Secondo un sondaggio Harris Interactive realizzato per la CNIL nel novembre 2024 e pubblicato nel 2025, il 72% degli intervistati rifiuterebbe di alimentare un’intelligenza artificiale destinata a creare un proprio doppio digitale dopo la morte. Circa la metà preferirebbe che le proprie pubblicazioni venissero cancellate dopo il decesso, mentre altri vorrebbero conservare alcuni contenuti, in particolare i ricordi destinati ai propri cari.

Il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD) non si applica direttamente ai dati delle persone decedute. In Francia, l’articolo 85 della legge Informatique et Libertés permette tuttavia già di organizzarne il destino. Ciascuno può redigere in vita delle direttive riguardanti la conservazione, la cancellazione o la comunicazione dei propri dati personali dopo la morte, e designare una persona incaricata di far rispettare queste volontà. Queste direttive possono essere generali o riguardare un servizio specifico.